“Il rispetto di sé e la stima di sé sono condizioni indispensabili per la crescita personale”
Erich Fromm
Ti sei mai chiesto “Come mi guardo?”, “Come mi descrivo?”.
Questo “come” è in relazione con la nostra autostima.
L’autostima è il valore che diamo a noi stessi e il modo in cui percepiamo le nostre capacità, i nostri limiti e il nostro diritto a esistere e a essere rispettati.
E’ una dimensione dinamica che si costruisce nel tempo attraverso le relazioni significative, le esperienze di vita e il contesto familiare e sociale.
Messaggi impliciti ed espliciti ricevuti nel corso della crescita influenzano il modo in cui una persona impara a percepire il proprio valore, riconoscere i propri bisogni, affrontare errori e fallimenti, sentirsi adeguata o “abbastanza”.
Un’autostima fragile difficilmente nasce da una mancanza personale, spesso si sviluppa da esperienze relazionali complesse o da contesti emotivamente poco sintonizzati.
Se il messaggio più ricorrente che ho ricevuto era “potevi fare di più”, è plausibile che anche da grande porterò l’attenzione a quello che manca e che non ho ancora raggiunto, piuttosto che essere fiero/a e soddisfatto/a di me stesso/a per ciò che sono riuscita ad essere come persona.
Un buon livello di autostima influisce positivamente su tutti i fronti, da quello personale a quelli relazionale, scolastico, formativo e professionale…
A livello personale, un buon livello di autostima permette maggiore consapevolezza di sé, capacità di prendere decisioni, tolleranza verso i propri limiti e resilienza di fronte alle difficoltà.
Al contrario, una bassa autostima può portare a insicurezza, autocritica eccessiva, paura del giudizio e difficoltà nel riconoscere il proprio valore personale influenzando il benessere emotivo e la qualità di vita.
Da un punto di vista relazionale, chi ha una buona autostima stabilisce dei confini chiari, comunica in modo autentico, vive le relazioni come una fonte di scambio e non di conferma continua.
Diversamente chi ha una autostima tendente al basso, più facilmente crea dinamiche basate sulla dipendenza, evitamento, conflitto o sottomissione, cercando negli altri il riconoscimento che manca internamente.
Sulla stessa scia, c’è una relazione direttamente proporzionale tra una buona autostima e performance scolastiche, formative, sportive e professionali. La persona che crede nel proprio valore ha un senso di efficacia personale, capacità di affrontare sfide e responsabilità, gestione delle critiche e fiducia nelle proprie capacità.
Una percezione di sé fragile può invece tradursi in blocchi decisionali, paura di esporsi, eccessivo perfezionismo o svalutazione dei risultati ottenuti.
Inoltre, chi crede in se stesso è più portato a riconoscere il valore anche dell’altro e a scegliere persone con cui stabilire delle relazioni autentiche e di fiducia.
Se una persona è abituata a “spettegolare” degli altri e a giudicarli, in fondo parla della sua bassa autostima. Ovvero ha bisogno di sminuire l’altro, per innalzare se stesso!
Ma quale metro prendiamo in considerazione per vantare la superiorità degli uni sugli altri? Semmai possiamo considerare che in quanto esseri umani siamo ugualmente diversi, originali, unici e degni di valore. Ciascuno di noi è frutto della propria storia personale, familiare, sociale e culturale!
Negli ultimi anni ho sviluppato le competenze in merito alla Self-Compassion, come opportunità di trattarsi con più gentilezza, comprensione e rispetto soprattutto nei momenti di difficoltà. Coltivare Self-Compassion permette di ridurre l’autocritica, accettare i propri limiti senza giudizio, sviluppare una relazione più equilibrata con se stessi, costruire un’autostima meno dipendente dai risultati delle proprie prestazioni o dall’approvazione esterna.
La Self-Compassion favorisce da una parte un’autostima più stabile e profonda, fondata sull’accettazione piuttosto che sul confronto, e dall’altra delle relazioni interpersonali più equilibrate e soffisfacenti.
Il percorso terapeutico aiuta a riconoscere schemi interiorizzati disfunzionali, trasformare il dialogo interno critico, rafforzare le risorse personali e relazionali, promuovere un rapporto più compassionevole con sé e con gli altri.
L’autostima quindi non è un obiettivo da raggiungere, ma un processo da coltivare nel tempo.
Attraverso relazioni più consapevoli e un atteggiamento di self-compassion, è possibile costruire una percezione di sé più autentica, stabile e rispettosa della propria storia personale.
